Più
volte ho richiamato l’attenzione dei subacquei che frequentano il
Diving Club La Sirenetta nei confronti dell’aria che respirano.
Non
tutti hanno un compressore Bauer, il meglio di quanto esiste in
Europa, non tutti lo manutenzionano ogni anno, non tutti usano il
migliore olio per lubrificazione in commercio, non tutti
sostituiscono i filtri ogni 50 ore di moto, non tutti forniscono
erogatori Scubapro MK25/A700 acquistati nel 2010, non tutti aprono
controllano e revisionano le bombole ogni fine stagione.
Torno sull’argomento, anche
perché a Stromboli, ovviamente non tra i subacquei della Sirenetta,
si verificano ogni anno i problemi evidenziati nell’articolo della
Dr.ssa Laura Vernotico
Specialista in Medicina Sportiva e in Medicina del Nuoto e delle
Attività Subacquee, con la collaborazione del Dott. Pasquale
Montilla e Sig. Bartolucci Fabio, riportato dal sito Subacquea.

E’
frequente sentire subacquei che al termine di un’immersione dicono:
“che mal di testa”, “l’aria della bombola aveva uno strano sapore”,
“mi è rimasto sapore di olio in bocca”, “ho avuto tosse stizzosa
soprattutto se mi posizionavo a testa in giù”….
Queste parole devono
farci riflettere.
Purtroppo non sempre l’aria che respiriamo durante le immersioni è
“aria pulita” e la causa può essere dovuta a scarsa manutenzione
dell'attrezzatura (erogatori e bombole) o alla scarsa qualità
dell’aria delle stazioni di ricarica.
Quello che il sub può “vedere”
sono macchie scure su un fazzoletto bianco nel momento in cui lo
pone davanti ad un rubinetto aperto di una bombola.
Se andiamo un po’ più a fondo nell’analisi, possiamo osservare ben
altro: bombole ossidate all’interno con zone di ruggine, presenza di
acqua ed olio sul fondo della bombola, primi stadi arrugginiti, ecc.
Quello che è importante sottolineare è che le zone ossidate/corrose
si trovano all’interno, cioè a contatto con l’aria respirabile.
Questo significa che l’aria sporca fa più danni della
salsedine….l’aria sporca è un vero e proprio agente corrosivo, non
solo per l’attrezzatura però, ma anche per i nostri polmoni!
Purtroppo, a parte il controllo iniziale per il rilascio della
certificazione necessario per la vendita del compressore, i
successivi controlli dei servizi di igiene delle ASL sono molto
rari.
A parte i danni visibili all’attrezzatura, quali sono i danni
che ne riceve il nostro organismo?
I sintomi avvertiti dal subacqueo
in immersione (tosse stizzosa) o subito dopo la riemersione
(cefalea) sono attribuibili ad una intossicazione acuta.
I vapori d’olio poi, a livello polmonare, possono generare una
polmonite lipoidea (reazione da corpo estraneo che può portare fino
alla fibrosi).
Pensate che per fare il cambio olio al compressore
bisogna usare i guanti protettivi per evitare l’irritazione cutanea
da contatto!.
Ma cosa peggiore della polmonite è la possibilità che
si sviluppi una neoplasia in quanto, a causa della temperatura
sviluppata durante il processo di carica, l’olio subisce delle
trasformazioni che ne aumentano il potere aggressivo.
Stesso
discorso per tossicita' da nanoparticelle (metalli) sottoposte a
flusso pressorio.
La raccomandazione è quella di verificare bene la
qualità del gas respirabile che andiamo ad utilizzare per le nostre
immersioni.
La normativa di riferimento esiste ma mancano i
controlli .....
Quando ci si rivolge ad una stazione di ricarica si
acquista un servizio e la qualità del gas respirabile deve essere
conforme a quello che la legge prevede.
Il rischio è quello di
danneggiare gravemente l'organismo.
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realizzata nel 2012