Biologia Marina Strombolana

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Stromboli, laboratorio del Mediterraneo di Adriano Madonna

Le Praterie di Posidonia Oceanica  

I barracuda di Stromboli

Etologia - Casa e dintorni di Adriano Madonna

 

 

Stromboli, laboratorio del Mediterraneo

di Adriano Madonna

Ci sono pochi punti del nostro Mediterraneo dove i vari aspetti degli habitat sottomarini, con le loro specifiche forme di vita, si concentrano in maniera così straordinaria. Stromboli è uno di questi: chi desidera effettuare un viaggio subacqueo per osservare gli aspetti più eclatanti e significativi del benthos del Mediterraneo e poi passare alla vita pelagica con tutte le sue espressioni, comprese le specie confluite nel “mare nostrum” grazie all’attuale fenomeno della tropicalizzazione, può trovare nel mare di Stromboli un vero e proprio laboratorio pratico di biologia marina.


Chi conosce l’isola non avrà difficoltà a indicare i punti migliori dove condurre le osservazioni subacquee, ma non si dovrà andare lontano, infatti, partendo dalla spiaggia di Ficogrande, basterà guadagnare il mare che si apre davanti ai propri occhi, dove svetta lo Strombolicchio. Fra questo e il litorale di sabbia nera ci sono due “chicche”: la Secca di Mezzo e La Secca di Scirocco. Quest’ultima può essere considerata, insieme con la Secca della Montagna di Scilla (in Calabria), uno dei punti del Mediterraneo più significativi per quanto riguarda la presenza di gorgonie rosse (Paramuricea chamaleon). Parlando di gorgonie, è doveroso citare anche la “rossa foresta” che si trova lungo le pendici dello Strombolicchio, in maggior quantità sul versante che guarda il mare aperto. 

A questo punto, è doveroso approfondire un po’ il discorso sulle gorgonie, precisando che questi celenterati coloniali sono interessanti non tanto per il loro aspetto arborescente e per la loro “spettacolarità”, quanto per il fatto che riescono a creare un habitat molto particolare per l’esistenza di altri organismi marini: in pratica, si forma una sorta di “foresta con i suoi abitanti”, un po’ quanto accade anche nelle praterie di posidonia.


Ci sono organismi che vivono solo sulle gorgonie, i cosiddetti “epibionti abituali delle gorgonie”. Il più famoso è la Pteria hirundo, un mollusco
bivalve che deve il suo nome comune al fatto che ricorda, nella forma, un uccello in volo. Altri epibionti delle gorgonie sono la Clavelina lepadiformis, un tunicato dagli zoidi grandi, simili a diafane ampolle bianche, riuniti a grappoli. Nella storia della evoluzione, la clavelina riveste una notevole importanza, poiché è uno degli organismi più “primitivi” dotata di una struttura di sostegno (notocorda), destinata, nel corso di milioni di anni, a trasformarsi nella colonna vertebrale di organismi più complessi, come i vertebrati.


Altri epibionti delle gorgonie sono il Parerithropodium coralloides, che appare come una guaina rosso forte, che riveste i rami delle gorgonie e presenta polipi candidi; il briozoo Pentapora fascialis, noto come corna d’alce, di colore rosato e con ramificazioni calcaree, piccole e appiattite; gigli di mare di varie dimensioni e colori e organismi di vari philum (pesci, molluschi, crostacei…) che vivono fra le gorgonie, come gli anthias, le castagnole, menidi di varie specie, murene, nudibranchi ecc.


Di grande importanza, nel mare di Stromboli, è l’osservazione del benthos, sia quello roccioso sia quello sedimentoso, dove si trovano forme sessili (fisse sul substrato, senza possibilità di spostamenti propri), come i cerianti, gli spirografi, numerose forme di attinie, madreporari vari, fra cui astroidi e margherite di mare, e forme vagili: polpi, polpesse, aragoste, gamberi, cicale di mare…


Sul sedimento, i cosiddetti pesci di sabbia, anche le specie più rare in altre acque,
come il pesce civetta e la rana pescatrice.
Il pelagos è altrettanto stupefacente: la quantità di barracuda, ormai stabili nelle acque di Stromboli, segno evidente di quel noto fenomeno di tropicalizzazione, di cui tanto si parla, che ha investito il Mediterraneo, è ormai una caratteristica di queste acque. Ma sono numerosissimi anche altri pelagici: ricciole, lecce, corifene, palamite, sgombri, tonni…
 

Trascorrere un anno a Stromboli, da appassionato naturalista e osservatore attento del mare sarebbe il modo migliore per calarsi nel nostro mare con gli occhi dello studioso e carpirne gli aspetti e le dinamiche più significative. Tutto ciò in acqua limpida come un cristallo e nella splendida cornice di una dimensione asciutta di pari importanza.


Le Praterie di Posidonia Oceanica  


La Posidonia Oceanica è una pianta, non un'alga, della famiglia delle fanerogame. Costituisce un micro ambiente per molteplici pecularietà. La presenza di radici, rizomi e foglie, nonché periodicamente di fiori e frutti, forma un ambiente, matta, dove l'intreccio progressivo di più strati e di sedimenti che vi rimangono intrappolati consente di creare un ecosistema ideale per la crescita di piccoli esemplari di crostacei, echinodermi, molluschi, anellidi e pesci, oltre che alle alghe incrostanti. In tal modo le praterie di Posidonia costituiscono un rifugio per numerose piccole specie e di conseguenza facilitano la crescita e la riproduzione di molte creature che, a loro volta, contribuiscono all'arricchimento dell'ambiente, diventando, loro malgrado, parte della catena alimentare.

Tra le foglie di Posidonia trovano rifugio gli ippocampi, i ricci, che si nutrono delle dure foglie e le salpe, che sono l'unico pesce erbivoro che sembri apprezzare le foglie della posidonia. Spesso le praterie accolgono anche altre specie, come gronchi e murene, nelle spaccature del terreno, pesci pavone, tordi, triglie, saraghi e anche corvine, predatori specializzatisi all'interno delle praterie, in cerca di cibo costituito da anellidi e piccoli crostacei. Altri grossi predatori, come le leccie e le ricciole, frequentano la prateria nello stadio giovanile.

La Posidonia svolge anche un'importante ruolo in tutela del litorale sabbioso. Difatti la sua presenza smorza la risacca. Inoltre le foglie mature si staccano in autunno e vanno a formare depositi sulle coste, che vengono così protette dalle mareggiate invernali. L'accrescimento del substrato si può misurare approssimativamente in un cm l'anno.

La Posidonia cresce a chiazze o a prati uniformi, fino a profondità massime di 35/40 mt., anche se in questi casi è necessaria una notevole trasparenza dell'acqua per consentire la fotosintesi. Proprio per tale ragione la presenza della posidonia è sintomatica di un mare pulito. Oltre all'inquinamento, le praterie di Posidonia rischiano di essere danneggiate dalle ancore dei diportisti, che strappano dal fondo le radici, aprendo squarci all'interno di questo delicato ecosistema.

A Stromboli le praterie di Posidonia le possiamo ammirare :

- di fronte al Molo Vecchio di Ficogrande

- alla Secca di Mezzo

- alla Forgia Vecchia

- nel basso fondale di Punta Lena (davanti al ristorante)

- a Lazzaro di Ginostra

Si può dire che quasi tutta l'isola è circondata da praterie di Posidonia, fornendo la prova della pulizia del mare di Stromboli, che può venire inquinato solo da fattori esterni all'isola, legati alle navi di passaggio o alla presenza di barche da diporto che non rispettano le attuali normative di sversamento in mare degli scarichi fecali.

 

Foto di Adriano Madonna

I barracuda (spyraena/spyraena) di Stromboli


Foto di Guglielmo Cavalieri, giugno 2005


E' un pesce bello a vedersi, luccicante, grigio metallizzato, come le auto nelle pubblicità, elegante. A Stromboli negli ultimi sette anni ho effettuato moltissime immersioni insieme ai barracuda. Ho imparato ad osservarli con attenzione, e ad avvicinarli, senza spaventarli e farli allontanare. A mio avviso sono creature bellissime, non pericolose, schive, che amano la compagnia dei loro simili. 

Come tutti sanno, vivono in gruppi (banchi). Mi sembra di poter affermare che abbiano un capo, un animale che si porta in testa al banco e stabilisce la via da seguire. A volte li trovi solitari, in coppia o in piccoli gruppi. Amano stare a mezz'acqua, bisogna cercarli spesso in alto, anche se non sempre, dipende dalla conformazione del fondo. 

Alla Sciara di Alexandra, per esempio sono sempre in un anfiteatro naturale, a pochissimi metri dal fondo. Alla Secca di Mezzo invece preferiscono stare più alti a circa dieci metri di profondità. Sono sempre dove c'è pesce più piccolo, adorano le occhiate. Se vedi un banco d'occhiate, che saettano dal fondo alla superficie e viceversa con un'angolatura di 25/30 °, sicuramente intorno ci sono dei barracuda.

 

Dove c'è molto pesce il barracuda è presente. Per questo a Stromboli sono numerosissimi. Oltre alla Sciara di Alexandra e alla Secca di Mezzo, già nominate, li troviamo a Strombolicchio, qui sono quelli più piccoli intorno ai cm.70, solo a mezz'acqua, spesso fermi in corrente. Una volta in settembre li ho trovati a 15/20 mt. di profondità, alla fine dell'immersione, c'era una buona corrente nord/sud, erano circa un centinaio, con gli altri sub, erano tre, siamo riusciti, sul fondo, ad entrare nel banco, ed a rimanerci per circa dieci minuti, con tutti i barracuda intorno e sopra, a tre/quattro mt. da noi, che ci guardavano con quegli occhioni. 

Quelli piccoli li troviamo anche al Molo Vecchio di Ficogrande, a terra, in pochi metri d'acqua, quì non sono mai tanti, ma si vedono spesso. Un altro luogo d'incontro è Punta Restuccia, famosa per il suo banco di cernie brune in acqua libera, qui troviamo quelli grandi, che raggiungono il metro, metro e mezzo di lunghezza. 

L'incontriamo spesso alle Terrazze, sempre in alto, sui 10/15 mt., che girano in cerchio con un andamento lento, poi ad un tratto, il capo decide di cambiare e parte accelerando progressivamente, gli altri lo seguono in fila. Negli anni sono aumentati di numero e anche i siti da loro frequentati sono di più. Sembra da studi fatti in Mediterraneo, che la caccia agli squali, apra dei nuovi spazi per questi " predatori ". 

Alcuni consigli per vederli bene e a lungo. Non nuotare a due tre metri dal fondo, ma strisciate su di esso. Appena avvistati nascondetevi dietro le rocce, durante la respirazione mettete la mano davanti l'erogatore, serve a rompere il rumore delle bolle. Non inseguiteli mai, sono troppo veloci e si infastidiscono. 

Cercate, quando partono, di indovinare la traiettoria, appostatevi, nascosti, dove ritenete che passeranno, per ammirarli di fianco. Può succedere, se siete in pochi, anche se è raro, che si avvicinano loro. State fermi sul fondo, guardando in alto, non vi spaventate non fanno nulla, anche se una volta alla Secca di Mezzo, mi sono venuti così vicini, erano in quattro e mi hanno quasi sfiorato la testa, se alzavo il braccio li toccavo, che esperienza…… 

Sono pesci stanziali, non si allontanano quasi mai. Solo alla Secca di Mezzo a volte scompaiono nel mese di agosto, penso che s'infastidiscono dall'aumentato rumore delle barche in transito e si allontanano per circa un mese. Poi tornano.

di Daniele Dallago, pubblicato sul numero di maggio 2005 della rivista Mondo Sommerso


                       Etologia - Casa e dintorni              

(tratto dalla rivista “Il Subacqueo”)
di Adriano Madonna


Il fondo del mare è come un latifondo che ha subìto precise lottizzazioni: vi si distinguono proprietà private e luoghi liberamente frequentabili dagli individui di una comunità. Ciò dipende da regole precise, che caratterizzano vita e comportamenti degli abitanti del mare.
Parimenti a quanto si osserva fra gli animali della terraferma, anche fra i pesci esistono regole che definiscono la gestione degli spazi.
Il fondo del mare, dunque, non è un’area dove essi vivono “disordinatamente”, bensì uno spazio vitale dove vige il concetto di area comune e di “proprietà privata” e che spesso mette in risalto un comportamento che, in alcune specie ittiche, può essere definito fortemente societario. È comunque un fatto che i pesci stanziali siano sensibilmente meno inclini a condurre una vita di società rispetto ad altre specie, come i mammiferi marini e i pelagici migratori, che, in branchi numerosi, affrontano lunghi viaggi con fini comuni (quasi sempre riproduttivi) e traendo mutui vantaggi da questa sorta di vita in comunità.

Questo argomento, comunque, la vita di branco, è talmente complesso e articolato, che dovrà essere affrontato in un secondo momento e in un secondo appuntamento.
In queste pagine, ci limiteremo a esaminare ciò che accade in una porzione di fondale di una certa estensione, abitata da quelle specie ittiche, rientranti fra i pesci stanziali, che conducono la propria esistenza senza effettuare grandi spostamenti, tranne quando (per alcune specie) mutamenti stagionali costringono a migrazioni provvisorie, magari verso il profondo, in cerca di condizioni ambientali più vantaggiose.

 


In una regione di fondale marino, in relazione ai pesci che ci vivono, si possono identificare due zone: l’home range e il territorio.
Riportiamo una chiara definizione dei biologi Mitchell, Mutchmor e Dolphin, che spiega che cosa siano, in pratica, l’home range e il territorio: “L’home range (o spazio vitale) è l’area totale su cui un individuo o un gruppo sociale di animali si muove in tutte le sue attività. Nelle specie territoriali, l’home range contiene il territorio, ossia quella parte dell’home range che viene difesa”.

Ovviamente, questo è un concetto universale, cioè valido per qualunque specie animale, sia terrestre sia acquatica, e riscontrabile con una certa facilità anche fra le specie ittiche con cui abitualmente abbiamo a che fare durante le nostre immersioni. Particolare importante, che fa la differenza, dunque, sottolineiamolo, è che l’home range non viene difeso mentre il territorio sì. In pratica, l’home range viene considerato, dagli abitanti di un fondale marino, come uno spazio a disposizione di tutti, normalmente adibito alla caccia. Il territorio, invece, è qualcosa di più “intimo”, dove l’incursione di un altro individuo o di un altro gruppo di individui porterebbe danni inequivocabili, quindi da difendere. Nel territorio, infatti, rientra la tana, dove spesso hanno luogo anche l’accoppiamento e la riproduzione. Soffermiamoci un attimo per riflettere su un paio di situazioni davanti a cui tutti coloro che si immergono certamente si saranno trovati. Avete mai osservato il maschio del tordo (il pesce, non l’uccello) che ai primi dell’estate prepara il nido dove nascerà la futura progenie? Provate ad avvicinarvi. A questo punto, inconsapevolmente, voi avete violato il territorio del tordo, ma il pescetto non fugge e continua il suo lavoro, poi, se diventate insistenti, può farsi avanti, quasi disposto a immolarsi davanti a un aggressore così grande e invincibile, pur di difendere il suo territorio. Questo esempio ci spiega il comportamento “singolare” di molti pesci che hanno l’abitudine di avvicinarsi al subacqueo, come lo sciarrano. E’ abitudine comune definire lo sciarrano un pesce curioso, al contrario, il suo avvicinarsi può essere un atteggiamento di sfida per tentare di cacciare via l’intruso che ha invaso il suo territorio.
È quanto si osserva anche fra i leoni, sulla terraferma: al sopraggiungere di un altro maschio, il capo branco si fa avanti e si mostra, e spesso questo semplice atteggiamento convince l’intruso a ripiegare.

 


Certo, meno “impegnativa” è la gestione dell’home range, frequentato da tutti gli individui viventi nella zona e sfruttato differentemente in funzione della propria abilità di cacciatori. Al pari di molti animali terrestri, come uccelli e mammiferi, vi sono pesci che usano sfruttare l’home range percorrendone la superficie e ispezionando il cosiddetto “sentiero delle trappole”, cioè visitando luoghi specifici, che ben conoscono, dove sanno che può essere reperito del cibo, in pratica dove vi sono potenziali prede. In questi casi, si potrà osservare una cernia che, avvicinandosi alla tana di un polpo, incomincia a muoversi in un certo modo e a nascondersi dietro gli scogli e i ciuffi di posidonia ancora prima di rendersi conto se il polpo sia fuori tana e, quindi, se sia aggredibile o meno.
Quanto è grande l’home range di un individuo? La risposta è addirittura matematica, infatti le dimensioni dell’home range sono direttamente proporzionali a due variabili: le risorse necessarie all’individuo e la distribuzione e l’entità delle risorse nell’ambiente.
Ciò significa che individui che necessitano di molte risorse si muovono in home range più estesi, ma negli ambienti ricchi di risorse gli home range sono relativamente piccoli, poiché non è necessario allontanarsi troppo per procacciarsi il cibo.

Traducendo e definendo il concetto in numeri: “Il consumo di energia dei vertebrati aumenta in proporzione alla massa corporea elevata a una potenza che è, in genere, tra 0.75 e 1. Se si assume che le necessità energetiche determinano la dimensione dell’home range, si può predire che quest’ultimo aumenterà in proporzione alla potenza di 0.75-1 della massa corporea.” (Pough, Heiser eMcFarland).
Nell’home range hanno luogo i riti di riproduzione di molte specie. Un esempio ad hoc ci viene dal “cerimoniale” della riproduzione delle castagnole, osservabile dai primi dell’estate all’estate piena. La zona dell’home range prescelta prende il nome di “arena” e ha queste caratteristiche: generalmente si trova in piano e non ha ostacoli, sì che sia ben visibile dalle femmine e non possa essere raggiunta da un predatore senza che questo sia scorto. Se le caratteristiche dell’arena sono ottimali, questa può diventare un’“arena tradizionale” ed essere usata di anno in anno. Qui le femmine osservano le esibizioni e le “magnificenze” dei maschi e possono restare nell’arena anche per giorni, poi scelgono il partner che le accompagnerà nel nido approntato in precedenza, situato nel territorio e, quindi, da difendere da eventuali invasori. L’osservazione “comoda e tranquilla” dei maschi nell’arena da parte delle femmine, per concedersi ai “più belli”, ha la sua importanza, poiché, scegliendo gli esemplari maschi “migliori” e, quindi, trasmettendo i geni “migliori” (insieme con i propri), anche la specie si riprodurrà e si perpetuerà nella maniera migliore.

Pagina realizzata nel 2005 e rinnovata più volte sino al 2009

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