HO SCRITTO DI STROMBOLI

Testi di Adriano Madonna e altri... 

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Adriano Madonna nasce a Gaeta nel 1949, da trent’anni è redattore della rivista Il Subacqueo, autore di libri d’immersione subacquea e narrativa legata al mare, è del 1998 " Il Mare di Gaeta " tra i cinque finalisti del " Premio Internazionale di Cultura del Mare " di San Felice Circeo. Si è immerso in tutti gli oceani. E’ l’autore della maggior parte delle foto di questo sito, che ha concesso gratuitamente alla nostra associazione ed è particolarmente legato all’isola di Stromboli.


I libri di Adriano

“Sea Watching, dove e come farlo”: il primo libro italiano di sea watching (Edizioni Calderini 1992);

“L’immersione subacquea con le bombole”: un manuale d’immersione subacquea ad aria (Edizioni La Cuba);

“Immersione subacquea con l’autorespiratore”: un manuale d’immersione con l’autorespiratore ad aria (Edizioni Calderini);

“L’Acquaticità: così si diventa subacquei” (Edizioni La Cuba);

“Racconti dalle Azzorre” (Editrice Ireco): una raccolta di racconti scritti e ambientati nelle isole Azzorre; 

“Il Nostro Mare” (AMZ Editrice): un libro per ragazzi sui segreti del mare; 

“Mare di Gaeta, immagini di profonda bellezza” (Edizioni Caramanica); 

“Sicurezza sott’acqua” (Edizioni La Cuba);

“Appunti di viaggio. Momenti di vita in giro per il mondo” (Editrice Ireco);

“Giocomare” (Edizioni Ireco e Federazione Italiana Attività Subacquee): un libro didattico sulla conoscenza del mare e della vita sottomarina indicato ai ragazzi in età scolare;

“Portogallo, Madera e Azzorre” (Edizioni Futuro): una delle più accreditate guide storico-turistiche della terra lusitana;

“Posta Fibreno, una favola vera” (Grafitalia): un libro fotografico sulla riserva naturale di Posta Fibreno, sopra e sott’acqua, commissionato dalla locale amministrazione comunale.


 

Elenco dei Brani

" Stromboli " di Adriano Madonna

" La Dorsale del Diavolo " di Adriano Madonna

 " Quelli del Vulcano " di Adriano Madonna

 " Magica Stromboli " di Adriano Madonna

 " Nel cuore e nell'anima "di Caterina Cavuoto 

" Esplosiva Stromboli " di Paolo Ceccarini

" C'era una volta Stromboli " di Sara Pianigiani di anni 11

 " Colpo di Fulmine " di Ettore Ferraro

 " E' Iddu " di Tania Puleo

 " Riconoscenza " di Sergio Loppel

 

" Stromboli " di Adriano Madonna

La prima volta che mi recai a Stromboli vi restai solo tre giorni, ma quando me ne andai e la vidi perdersi dietro la scia dell'aliscafo la sentii già mia. Stromboli ormai occupava un posto importante nel mio " archivio " di emozioni e ricordi.Credo che quel pugno di terra in mezzo al mare faccia a molti lo stesso effetto che fece a me, tant'è che quando inizio il mio viaggio di mare a Napoli, l'aliscafo e il traghetto mi fanno l'effetto di essere delle astronavi, perché la sensazione è quella di lasciare questo pianeta e prendere la strada delle stelle per un altro mondo. E al quel mondo, basta avere un briciolo di sensibilità, ci si affeziona in fretta.

Io, a Stromboli, al mattino vado a vedere i pescatori sulla spiaggia di Ficogrande che sbrogliano pesci e speranze dalle reti, e i bambini scelgono i gamberi rossi sulla sabbia nera: quelli più grandi in un canestro, quelli più piccoli in un altro.

E poi ho imparato a non trasalire più quando sento il vulcano che starnuta: sono certo che quel gigante è buono, ma gli piace spaventare i visitatori occasionali. Ormai ha imparato che io non mi spavento più, perché a Stromboli sono di casa e non può accadere nulla di brutto quando si è a casa propria. Ecco, a me sembra che il vulcano sia il cuore di quella piccola isola, un cuore vecchio che ogni tanto ha un sobbalzo, ma tutto si risolve in uno sbuffo di roba bianca e nera che viene fuori dalla bocca in alto e in qualche sasso in più che rotola giù per la china alta della Sciara.

A me la Sciara la mostrò Daniele Dallago, che al mattino arriva alla Sirenetta in motorino, e poi dal motorino passa direttamente alla barca. Daniele Dallago mi portò anche allo Strombolicchio e quando mi vidi davanti quel monumento straordinario della natura, mi sentii piccolo piccolo e mi resi conto di trovarmi davanti ad una cosa grandiosa e unica che sembrava essere scappata fuori dal " Viaggio al Centro della terra " di Giulio Verne.

L'arcobaleno più bello che abbia mai visto sbucò proprio di là, dietro quell'immersa colonna di lava: prima era piovuto forte, poi aveva smesso ed era sorto l'arcobaleno, un arco di fazzoletto colorato che il cielo usa per asciugarsi gli occhi.

Poi, ad un certo punto, ti accorgi che i giorni passano e c'è…l'astronave di ritorno.

Quando sei lontano sul mare Stromboli sembra un giocattolo minuscolo che si perde dietro la poppa dell'aliscafo. Se tendi la mano sembra di poterla afferrare, l'isola del vulcano, e metterla in tasca. Invece la nascondi in cuore.

Testo scritto appositamente per il nostro sito nel  febbraio 2002


"La Dorsale del Diavolo" di Adriano Madonna


Un'immersione fuori dal comune nella bella Stromboli: un concentrato di emozioni anche per i sub più "navigati".

Quando Daniele Dallago lo scoprì, ne restò affascinato, poi mi telefonò a Roma e mi raccontò di questo posto magico dove le cernie a candela ti guardano stupite, i pelagici passano come frecce d'argento e le murene sonnacchiose ti scrutano a bocca aperta...Pochi giorni dopo io partivo per Stromboli. Avevo messo nella valigia il solito entusiasmo e tanti rulli di pellicola: me ne andavo per qualche giorno a La Sirenetta, per farmi la mia iniezione annuale di tranquillità stromboliana.

Quando Daniele me l'aveva descritto per telefono, lo aveva fatto così bene che io già m'ero figurato come dovesse essere questo posto e, di comune accordo lo avevamo battezzato la " Dorsale del Diavolo ", perché quei pinnacoli che sorgono dal blu e si sollevano verso l'alto sembrano proprio le creste delle vertebre di una colonna vertebrale. Ci appiccicammo anche il diavolo perché un essere mitologico che se ne sta acquattato sul fondo, all'ombra di un vulcano che ogni tanto tenta d'intimidirti con qualche sordo colpo di tosse, può essere solo un "diavolaccio".

Un mattino di giugno                                                                                         

Prendemmo il mare in una mattina fresca di giugno, con lo Stromboli che infilava la testa in mezzo ad una matassa di nuvole grigie. Il mare era azzurro come la tavolozza di un artista che prova le pitture e cerca, con tutti i sentimenti, di dare corpo e anima a un colore che abbia le tonalità del paradiso. In quella giornata di giugno, il Grande Pittore c'era riuscito benissimo, perché io non avevo mai visto un azzurro così intenso e così "emozionante", tant'è che la barca di Pippo, immobile all'ancora, sembrava un ferro da stiro appoggiato sopra una pezza di seta. Pregai Daniele di non dare troppo gas al fuoribordo, perché volevo godermi quella meraviglia di mare e cielo, come aperitivo a quello che, poi, avrei visto sott'acqua.

Verso la Sciara del Fuoco                                                    

Daniele doppiò il capo, seguì la costa nera e tormentata che caratterizza Stromboli su quel versante e poi arrivò alla Sciara del Fuoco. Lassù il signore della terra e del mare ogni tanto borbottava, sputava uno sbuffo nero come un vecchio brontolone che fuma la pipa e lasciava rotolare sassi e stracci di roba rovente verso il mare. Daniele guardò il mare aperto, poi la Sciara dietro di lui, guardò a destra e poi a sinistra, fece un giretto con la barca, poi spense il fuoribordo e diede fondo all'ancora. Tutto questo senza dire una parola. Poi riprese animo e mi annunciò che la dorsale era la davanti. Non dovevo fare altro che seguirlo. Il plateau sotto la Sciara del Fuoco è una piattaforma grandissima, ammorbidita delle macchie di cenere grigia e nera del vulcano, con grandi scogli bassi ammantati di alghe coda di pavone (Padina pavonica), dove brucano marvizzi e sparaglioni. Sul fondo vi sono delle fenditure profonde e ramificate, che evocano antichi cataclismi di epoche lontane della Terra. Provai a scrutare dentro una di queste scissure, ma il mio sguardo si perse nel blu cobalto che giù, giù diventa nero: chissà dove arrivano! Forse proprio nella caldaia del vulcano, perché, occhio e croce, dovevamo trovarci proprio sulla "borbottante pentola di fagioli". Spalle alla costa, seguii Daniele che marciava verso il largo. Io la Sciara già la conoscevo, ma non sapevo cosa ci fosse più in là e cerano proprio i pinnacoli della dorsale! Poi, come m'era accaduto un anno prima, provai un tuffo al cuore, perché davanti a me c'era il "famoso balcone", quel gradino mozzafiato affacciato sul blu, dal quale ci si proietta verso il profondo. Nel momento del grande salto ci si sente come quei paracadutisti acrobatici che si lanciano dall'aereo con una scenografica capriola.

In rotta per la dorsale                                                     

Daniele, che l'invisibile sentiero verso la Dorsale del Diavolo lo conosce a memoria, si muoveva spedito e sicuro: pedalava sulle pinne e seguiva la direzione che la bussola che porta nel cervello indicava. Intorno era tutto blu: blu sopra, blu sotto, blu a destra e a sinistra. Poi, ecco, lontano, la prima vertebra della dorsale: una cresta di roccia alta e appuntita, un monolito grigio, aguzzo e pulito, un dente di pietra che sta là dal primo mattino del mondo. La vetta del pinnacolo svetta a circa 30 metri di profondità ed è la prima tappa del breve viaggio: la prima cosa solida a cui aggrapparsi e dove riordinare le idee dopo un tratto di acqua e ... solo acqua, che un pò fa perdere la nozione del tempo e dello spazio. Ma la meta vera è la "seconda vertebra" della dorsale, più alta di quella precedente, forse più aguzza, con la cima a circa 25 metri di profondità. Sembrava fatta apposta per appoggiarvi i gomiti e affacciarsi dall'altra parte, come si fa quando ci si gode il panorama da una finestra dell'ultimo piano. Daniele ci arrivò per primo, si affacciò guardingo, fece solo capolino dall'altra parte, poi si volto e mi fece cenno di raggiungerlo. Lo fece in maniera tale che capii subito che la dorsale si apriva su qualcosa di straordinario. Smisi di respirare, feci gli ultimi metri in apnea, Daniele mi fece un pò di posto e feci capolino anch'io...Eravamo in "piazza delle cernie".

Cernie a passeggio                                                               

Non ne avevo mai viste tante e tutte insieme: alcun e erano cernie grosse e imponenti, con la testa color del piombo e il corpo tozzo, maculato di quelle macchie chiare e brune. Sembrava che si fossero date convegno, ma laggiù è sempre così, poiché la Dorsale del Diavolo è un posto di acque tranquille, che solo Daniele conosce, dove i grossi serranidi, possono vivere in pace anno dopo anno, forse secolo dopo secolo. Guardai un attimo Daniele ed egli mi fece un breve cenno del capo, come a dire: " E io che ti avevo detto? " l'immersione sulla Dorsale del Diavolo si vive in due momenti: quello dello spettacolo delle cernie quello della discesa dall'altra parte, quando ti sei saziato gli occhi e cuore di vedere le cernie a passeggio sotto di te. La prima fase l'avevamo fatta, adesso avevo voglia di andare a curiosare verso il profondo e mi lasciai scivolare giù, lungo il taglio di fuori del pinnacolo. Di tanto in tanto interrompevo la discesa e mi fermavo a scrutare nelle spacche, che a volte erano sottili e strette come fessure, altre volte caverne buie e grandi come bocche di forno. Nella prima spacca trovai una musdea che sembrava un baccalà: esistono dunque musdee così grandi? Dove c'erano macchie di sabbia nera, verso il fondo, c'erano arrotolate sopra murene dal corpo giallo forte. Quel posto che nessuno raggiunge, tranne Daniele e i pochi subacquei che ci accompagna, è talmente " fuori dal mondo " che le murene fanno poca distinzione fra la notte e il giorno e anche nelle ore di luce escono allo scoperto e se ne vanno a zonzo come vecchie comari. Poco distante scorsi, sotto un lastrone, un carrarmato viola scuro: un'aragosta sostava, con le antenne smisurate, sotto un tetto di roccia, cha a malapena riusciva a coprirla tutta. Era una di quelle aragoste grandissime che, quando hanno finito di crescere in lunghezza, se ne anno ancora del tempo da vivere, incominciano ad allargarsi, e fanno la pinna del telson grande come una mano aperta. Quando mi avvicinai e le puntai contro le luci pilota del flash, l'aragosta si colorò di rosso fuoco lungo le zampe e sulle antenne e di un viola forte sul carapace, dove i segmenti articolari del guscio erano spessi e lucidi e sembravano di porcellana. Oltre la Dorsale del Diavolo, verso il largo, sembra proprio che non ci sia più nulla di praticabile con una bombola sulle spalle, solo il grande salto che il cono dell'isola spicca verso il profondo: un primo baratro a settecento metri di profondità, un orlo e infine giù a duemila metri. La Dorsale del Diavolo dovrebbe essere, dunque, l'ultima frontiera sottomarina di Stromboli su quel versante, poi, solo abisso. Anche per questo, la Dorsale del Diavolo ha tutti gli ingredienti per " confezionate l'avventura " una straordinaria avventura mediterranea che ti scioglie il cuore, come solo un'isola senza tempo ti sa regalare.

Testo pubblicato nella rubrica "Ambiente" delle rivista il Subacqueo giugno 2002


 " Quelli del Vulcano " di Adriano Madonna



"Quelli del vulcano" sono la buona gente di Stromboli, in bilico su un’esistenza sospesa fra il mare blu e la terra nera."Quelli del vulcano" sono i pescatori che navigano le acque profonde con le stelle e il faro di fuoco che insegna ogni giorno la via del ritorno."Quelli del vulcano" sono i loro figli, i fanciulli scalzi con i sogni negli occhi che scelgono i gamberi rossi sulla sabbia nera di Ficogrande."Quelli del vulcano" sono i vecchi con la schiena piegata degli anni, che non riescono più a sollevarsi per guardare "in faccia" la cima della montagna, ma ne continuano ad ascoltare i sordi respiri con il rispetto che si deve al dio immenso che dorme nelle viscere recondite della terra.
"Quelli del vulcano" sono anche coloro che hanno conosciuto l’isola ne sono rimasti ammaliati: alcuni l’hanno scelta per costruirvi il loro mondo, altri vi ritornano, con assiduità o di tanto in tanto: tutti con la devota passione di un amante.
Sono arrivato a Stromboli un giorno di maggio, e ancor prima di scorgere il profilo svettante dell’isola, nelle ultime ombre della notte mescolate con un velo di foschia ho visto i suoi schizzi di fuoco. Daniele Dallago aveva organizzato la "Festa del mare" in collaborazione con …..omissis.
Mi venne a prendere al traghetto alle sei del mattino.
Quando si arriva e quando si parte da Stromboli non ci si stringe la mano, ma ci si abbraccia, ed è un gesto spontaneo, come ci si rendesse inconsapevolmente conto del lungo viaggio che separa l’isola dal resto del pianeta, non un viaggio concreto di ore e distanze, ma molto più lungo, poiché separa due dimensioni diverse: il mondo moderno con il suo caos malato e il lento andare fra i viali tranquilli del paese degli angeli.
Per qualche giorno, ancora una volta, sarei vissuto anch’io in paradiso con l’incarico di dare il mio entusiastico contributo alla " Festa del mare " di Daniele, ma anche con l’impegno di tener fede alla promessa di ritornare ad affacciarmi sul balcone dell’abisso della Secca di Scirocco, nel bosco incantato delle paramuricee dello Strombolicchio e fra le cernie dorate della Secca di Mezzo.
Basi logistiche, il diving club "La Sirenetta" con la sua organizzazione impeccabile e lo splendido hotel con lo stesso nome, "La Sirenetta", dove avrei ritrovato il mio balcone fra la buganvillea che al mattino, aprendo gli occhi, fa da cornice allo Strombolicchio. Omissis.

Testo pubblicato nella rubrica "Appuntamenti" delle rivista il Subacqueo nel luglio 2000.


       " Magica Stromboli " di Adriano Madonna           


Potremmo definirla “l’isola con la stufa dentro”, questa Stromboli che nasconde nel ventre un catino di lava borbottante: il gigante di fuoco dorme nelle viscere recondite di quella grande piramide che si solleva sul mare delle Eolie, e con una certa frequenza emette qualche colpo di tosse. Allora il cratere sulla cima soffia in aria uno sbuffo di fuoco e lo spettacolo offre l’immagine di un’eruzione vulcanica formato tascabile. A guardarla di notte si prova una singolare emozione. 

Stromboli: la prima volta ci giunsi di notte, tanto tempo fa, e il mare teneva il pelo irto come un gatto arrabbiato. La barca non poteva attraccare perché nell’isola non esiste un vero e proprio porto al riparo da tutti i venti, ma solo una modesta banchina aperta. Fui costretto a raggiungere terra con un gommone, e guadagnai la riva con l’acqua alla vita e la valigia sulla testa, come un marine.  

- Peccato che un’isola così bella non abbia un porto - dissi alla prima persona di cui distinsi il volto nel pallore della luna.

- E’ una fortuna - mi rispose - solo così possiamo restare lontani dal mondo.-

E questo è forse il segreto di Stromboli, che riesce a conservare la sua dimensione autentica a dispetto del tempo e del progresso. Sì, d’estate le cose cambiano, ma a differenza di altri paesi marinari, quest’isola non viene mai presa veramente d’assalto, e basta una brezza un po’ più sostenuta, oppure un dubbioso bollettino meteorologico, perché le barche ormeggiate nel seno di Ficogrande sollevino in fretta le ancore per andare a riparare in altre acque. A fine agosto è tutto finito: rimane qualche abitudinario a centellinarsi gli ultimi, dolcissimi scampoli d’estate, i fedelissimi, e il vulcano resta solo con la “sua” gente e i suoi sommessi borbottii.

Non esiste, dunque, un momento dell’anno che meglio degli altri si possa suggerire per un viaggio nell’isola, perché ogni stagione a Stromboli ha un suo fascino proprio e diverso, ma forse l’estate puo considerarsi il più ovvio, quello che non crea emozioni, e chi cerca l’esclusiva di una sensazione particolare scarta la bella stagione. Restano l’inverno, con la sua solitudine e i fantasmi lontani dei clamori d’agosto, con le giornate più miti rispetto al resto del mondo, e l’autunno, con la selva di flora bassa e cespugliosa che s’arrampica su per il vulcano, mezza verde e mezza gialla, oppure la primavera, con la dolcezza del risveglio, il ritorno ai colori, le gemme sugli scheletri ossuti degli alberi che sembrano scrollarsi di dosso solitudine e malinconia nel cielo terso, la magia del mare che si spiana e si tinge di cobato profondo. Per certi versi, forse è proprio questo il momento migliore per ritrovare l’isola: la primavera, con i suoi primi respiri di sole dopo il grande sonno.

Ma perchè Stromboli? Perchè l’isola porta questo nome singolare? A guardarla è presto detto: sembra un cono, anche se scopriremo che lo sembra soltanto, perché, in vero, è una piramide, ma questa sua parvenza di forma conica la fa rassomigliare a una di quelle trottole di legno che si avviavano con lo spago, il giocattolo dei bambini di un tempo, e che in Sicilia si chiama presso a poco come si chiama l’isola. Questa, a osservarla dall’aereo, mostra, a sorpresa, una pianta all’incirca quadrilatera, con poco più di 12 chilometri quadrati di superficie. I centri abitati sono due: Stromboli, con i villaggi di Scari, San Vincenzo, Piscità e San Bartolomeo, sulla costa nord-orientale, e Ginostra, sulla costa sud-occidentale.

La prima cosa che si suggerisce di fare dopo l’approdo sull’isola, è quella di andare a “conoscere il vulcano” da vicino, quindi di recarsi in escursione su, verso il cocuzzolo del cratere, ed è consigliabile farlo di notte, quando le eruzioni possono offrire lo spettacolo migliore. E’ necessario farsi accompagnare da una guida esperta dei luoghi che vi conduca per i giusti camminamenti. Per raggiungere la cima del vulcano, dal villaggio di San Bartolo (o Bartolomeo) si continua per la costa settentrionale, fino all’osservatorio di Punta Labronzo, e da qui, prendendo a sinistra, su per una carrareccia abbastanza agevole che procede lungo la cresta del “Filo del fuoco”. Si giunge così al “vecchio cratere”, quello che attualmente è inattivo e che tempi addietro franò. Le attuali bocche di fuoco si trovano verso nord-est e ad un livello più basso della cima, infatti questa si trova a 926 metri sul livello del mare, mentre gli attuali crateri sono a 750 metri, in una depressione del terreno, una sorta di conca da cui precipitano in mare i prodotti delle eruzioni, scivolando lungo un piano inclinato noto come la “Sciara del fuoco”. Dal punto detto “la Fossatella” e dal “Torrione”, grosso agglomerato roccioso, si possono osservare agevolmente le eruzioni. Queste in passato erano molto frequenti: spesso più di una nel breve arco di un minuto. Oggi si sono diradate e i turisti ne sono delusi, perché a volte devono attendere a lungo per vederle. Viene spontaneo riflettere che questa umanità è davvero singolare: nonostante gli eventuali catastrofici effetti di un’eruzione vulcanica a lettere maiuscole, vorremmo che il pentolone sul quale siamo seduti aumentasse i suoi borbottii... 

Alla fine dello spettacolo non conviene ritornare giù ripercorrendo gli stessi camminamenti, sarà invece il caso di prendere per lo stretto passaggio della “Portella delle croci”, da cui si può raggiungere facilmente e in breve il villaggio di San Vincenzo. Da qui, una bella passeggiata fino a San Bartolomeo, a piedi oppure con il furgoncino a tre ruote, l’Ape, che in quest’isola è il veicolo principe, perché è a misura delle viuzze anguste e dei tratturi che si snodano fra le case bianche.

Se la cima del vulcano è un’escursione d’obbligo, anche il giro dell’isola non è da dimenticare: il tour di Stromboli, in barca, naturalmente, in una giornata di sole e di mare liscio come l’olio, condizioni che nell’arcipelago delle Eolie sono frequenti. Il barcaiolo, lasciandosi dietro lo Scalo di Ficogrande, metterà la prua a nord-est, verso Punta Lena. Potrete osservare alla vostra destra lo scoglio dello Strombolicchio, un cilindro di magma solidificato (il contenuto di un antico camino vulcanico) che sorge dalle acque e che una volta terminava a 56 metri di altezza, con una corona di guglie, ma in seguito ne fu mozzato il capo, fu spianato e vi fu costruito un faro, al quale si può accedere (suggeriamo di farlo) inerpicandosi su per una scala fatta di 200 gradini scavati nella roccia. Attualmente Strombolicchio misura 43 metri. Per gli appassionati d’immersione subacquea le acque intorno a Strombolicchio sono uno degli angoli più belli del Mediterraneo.

Proseguendo il periplo di Stromboli in barca, troveremo la spiaggia di San Bartolo e la costa rocciosa di Piscità e Punta Labronzo, con rocce stratificate color del rame, alternate ad agglomerati lavici neri e grigi. Ci troviamo, adesso, a doppiare il gomito che ci fa accedere alla costa esposta a nord-ovest, dove c’è uno scoglio semiaffiorante che costituisce un serio pericolo per la navigazione, ma che è ben conosciuto dai pratici locali. Tenetene comunque conto, nel caso foste nuovi di Stromboli e desideraste andarvene in giro in barca senza guida. Doppiamo, adesso, la scogliera del “Filo del fuoco”, per ritrovarci in breve davanti alla “Sciara del fuoco”, a cui segue la parete della “Sciara di baraona”. Da questo punto la costa è tutta un susseguirsi di pareti e calette con arenili di sabbia nera: a volte la costa è alta, altre scende sino al mare...così fino a Ginostra, con il suggestivo “Scalo di pertuso” e, più in là, quello di Lazzaro. Raggiungeremo la costa a sud dell’isola, e qui converrà fare una sosta e prendere terra. Il luogo è molto suggestivo, con piante di fico e cespugli di capperi. Gli amanti della buona tavola conoscono bene i capperi di Stromboli, che, come quelli di altre isole siciliane, sono specialissimi e costituiscono un elemento basilare per un certo tipo di cucina. A Stromboli, protagonisti indiscussi di contorno alle specialità gastronomiche locali sono i capperi e l’origano, che quaggiù offre all’olfatto un profumo proprio e intenso. Ma i capperi c’è chi preferisce andarseli a raccogliere da sé, inerpicandosi su per i pendii, fra le rocce nere, grigie e rosse, fra gli scherzi di lava solidificata che assumono forme mitologiche e straordinarie, fra i picchi arditi e i massi ciclopici. Capperi e origano e un cristallo di pirosseno, raccolto al cratere del vulcano, sono i souvenir che di solito il turista si porta via quando lascia Stromboli, ma i primi due sono davvero quelli dei quali proprio non si puo fare a meno, e che continueranno a ricordare, non solo al cuore, le magie di questo scoglio nero e aguzzo in mezzo al mare, che di tanto in tanto di notte s’impennacchia in cima di un’aureola rossa di fuoco.

L’ormeggio per la barca

A Stromboli ci si deve arrangiare, perchè non esiste un vero e proprio porto, ma solo un braccio di cemento, una banchina di piccole dimensioni, dove ormeggiano i traghetti e gli aliscafi. Di conseguenza, si può solo ancorare in rada, ma è più prudente tirare la barca in secco, se le sue dimensioni lo consentono. La banchina e lo specchio d’acqua prospiciente sono ridossati dai venti provenienti da nord, nord-ovest, sud, sud-ovest, sud-est. Quando spirano venti da est, di solito si trova riparo sul versante opposto di Stromboli, oppure nei porti delle altre isole.

Stromboli per i subacquei

La Sirenetta Diving Club, situato accanto al bellissimo hotel omonimo, è un centro d’immersione che opera a Stromboli, dove si possono rivolgere i subacquei che desiderano conoscere i fondali dell’isola. Il responsabile, Daniele Dallago, istruttore Ssi, gestisce il diving con estrema minuzia e serietà, coadiuvato da esperti collaboratori, che operano secondo gli stessi standard, tant’è che La Sirenetta viene considerato uno dei migliori diving italiani. A Stromboli vi sono diversi ottimi punti d’immersione, e tanti di questi sono stati scoperti proprio dallo staff de “La Sirenetta”. Ricordiamo la Secca di Mezzo, la Secca di Scirocco, lo Strombolicchio, la Sciara del Fuoco, la Dorsale del Diavolo, la Sciara di Alexandra, la Forgia Vecchia ecc.

Testo pubblicato nella rubrica "Ambiente" delle rivista il Subacqueo nel maggio 1999.

 

" Nel cuore e nell'anima "di Caterina Cavuoto 

Qualcuno mi ha chiesto di parlargli di te, ed eccomi qui a scrivere quello che di te ho visto e quello che di te non dimenticherò mai.

Stromboli è un puntino al centro del mediterraneo, un cono vulcanico che sorge dagli abissi marini. Il suo pennacchio di fumo lo vedi da lontano. Un’isola, anzi, molto più di un’isola. La sua sabbia nera come grafite è bagnata da un mare splendido, a volte crudele. Le sue case bianche, i cespugli di capperi, le bouganville, il profumo del finocchietto selvatico, il silenzio, rotto dal brontolare sordo del vulcano , che non manca mai di ricordare, a chi vive in questo luogo, che lui è lì, sveglio e presente.

Me ne sono innamorata più di dieci anni fa, oggi ci ritorno, sono nervosa, impaziente, sull’aliscafo non riesco a stare seduta, proprio come una ragazzina innamorata che sta per rincontrare il suo grande amore.

All’improvviso, all’orizzonte, si intravede un pennacchio di fumo. “E’ lei!!”

Finalmente! Un tuffo al cuore e tutto il corpo è pervaso da un brivido. Non riesco a staccare gli occhi da quel puntino che pian piano si trasforma nel suo inconfondibile profilo, man mano che l’aliscafo si avvicina, quel cono vulcanico sembra stia emergendo dal mare proprio ora. Mi sudano le mani, ed il cuore comincia a battere forte. 

Una paura però comincia a fare capolino dentro di me: E se fosse cambiata? 

Ora si intravede lo Strombolicchio colorato di rosso dalla luce del tardo pomeriggio, il piccolo molo. 

Non ci posso credere, non sembra cambiato nulla. I miei occhi incrociano quelli di persone già viste, mi sembra di riconoscere in un vecchio cane un cucciolo incontrato anni fa. 

La mia eccitazione cresce, la curiosità e la voglia di rivivere quelle emozioni, i colori, i sapori, i profumi, è fortissima. 

E come in un flashback riconosco le strade, le case, la piazza, e lui, proprio lui,  il vulcano, che insieme al mare è il vero padrone di quest’isola; il suo brontolio ti accompagna continuamente e la gente gli parla, gli augura buon giorno, gli chiede se è tranquillo oppure arrabbiato e poi, rispettosa,  ascolta la sua risposta.

Ti ho ritrovata, finalmente, così come ti ho lasciata.

Ho saputo che oggi sull’isola vive qualcuno che ha il privilegio di conoscere e custodire il tuo mare, questo mare splendido e crudele ma anche generoso e vitale, pieno di segreti meravigliosi.

L’emozione non è finita, anzi cresce ora dopo ora, istante dopo istante.

Con la sua piccola barchetta rossa ci porta nei luoghi a lui più cari, cattedrali di roccia che sprofondano negli abissi, enormi condomini pullulanti di vita, in questo mare nero eppur cristallino provo sensazioni inaspettate ed inimmaginabili. 

Ogni immersione è più bella della precedente.

Oggi  ci ha promesso che ci porterà a visitare uno dei luoghi a lui più caro.

Il suo nome è inquietante: La Dorsale del Diavolo. 

Il solo ascoltare questo nome mi dà i brividi.

Partiamo da Fico Grande pieni di entusiasmo e  curiosità, doppiamo punta Restuccia e puntiamo verso la Sciara, Sicuro di sé, getta l’ancora e ferma il motore. Ci prepariamo.

La discesa è tranquilla, l’acqua è limpidissima. Ci accompagna solo il rumore delle nostre bolle. Pinneggiamo lenti ma decisi verso la fine del pianoro. Lenti ci affacciamo dal suo ciglio e quello che si prova guardando in giù è un senso di euforia misto a una piacevole sensazione di vertigini. 

Sulla nostra destra, vicinissimo, appare un enorme branco di barracuda, ci gira intorno, qualcuno di loro, tra i più grandi, ci guarda, restiamo incantati fino a che non si allontanano. Un cenno di OK e ci lanciamo nel blu, a testa in giù come le aquile quando spiccano il volo dall’alto di una rupe. Puntiamo verso il largo, dopo qualche momento il blu ci circonda, è ovunque, davanti, sopra e sotto di noi. Mi godo quei momenti con la massima concentrazione, focalizzo la mia attenzione sulle sensazioni che provo, è bellissimo. 

Intanto di fronte a noi comincia a delinearsi una forma scura che, man mano che ci avviciniamo prende la forma di una guglia, si proprio una guglia gotica che sale dal profondo degli abissi, dietro di lei un’altra molto più grande. Lo spettacolo che si presenta di fronte a noi è indescrivibile. Migliaia di anthias e castagnole la circondano, come spesso le nuvole avvolgono i picchi montuosi. Intravediamo delle grosse ombre, tante, una ventina. Riconosciamo in loro le cernie, le vere signore di questo luogo, che, per nulla impaurite anzi incuriosite, sembrano ci diano il benvenuto. Quello spettacolo mi mozza il fiato. Ci fermiamo e le osserviamo, anche se sarebbe più giusto dire, che ci lasciamo osservare. Le cerniotte, per così dire, più piccole ci vengono incontro, ci guardano e ci nuotano intorno. Dal profondo comincia a nuotare verso di noi una grossa cernia bianca, ci viene incontro come se, avendoci riconosciuto, volesse salutarci. Nuota intorno a noi, vicinissima. Sotto di noi diverse murene appoggiate alla roccia sembrano signore distese al sole, non paiono minimamente preoccuparsi della nostra presenza. Il tempo di fare un giro completo ed è già il momento di tornare. 

Ci allontaniamo gettando ancora un ultimo sguardo dietro di noi e ci accorgiamo che quella grande cernia bianca ci sta accompagnando, nuota lenta accanto a noi, come se si volesse assicurare che la direzione da noi presa sia quella giusta.

La gioia che provo è tantissima, mi rendo conto che, ancora una volta, mi hai regalato qualcosa di te, dei tuoi tesori, delle tue meraviglie.

Mi volto ancora una volta e dietro di noi, come per magia la Dorsale del Diavolo è scomparsa e allora, credo di capire il perché di questo nome inquietante e magico che sembra uscito da un libro di fiabe.

Risalendo sulla barchetta rossa, e guardando negli occhi quell’uomo, mi rendo conto che difficilmente potrò provare le stesse emozioni in qualsiasi altro luogo del mondo.

Tempo fa hai rubato il mio cuore, oggi, hai preso anche la mia anima.

Di te ci si può innamorare. E a me è successo.

Cat

Caterina Cavuoto - Napoli

Testo vincitore del 1° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli anno 2002 sezione Prosa 


" Esplosiva Stromboli " di Paolo Ceccarini

Arriviamo a piedi come sempre a Scari, sono le prime ore del pomeriggio, c'imbarcheremo dal molo degli aliscafi dove stanno già caricando le ceste e le bombole, noi abbiamo deciso di tuffarci all'ultimo momento perché siamo un pò stanchi per l'escursione sul vulcano della sera prima, si tratta di un percorso a piedi di tre ore, impervio per circa la metà, anche se da quando si inizia a costeggiare la sciara del fuoco (una ripida discesa di ceneri laviche e detriti fumanti che provengono dai crateri fino a raggiungere il mare), presto l'entusiasmo per questo spettacolo fa dimenticare la difficoltà.

Saliamo a bordo, il gruppo è al completo e saremo in quattro a tuffarci più il barcaiolo che ci aspetterà sopra, fino allo strombolicchio sono soltanto 1500 Mt. che si coprono abbastanza in fretta anche con una barca non molto veloce, osservo l'acqua che da subito assume il colore scuro e intenso, quasi fluorescente dovuto al nero assoluto della sabbia sottostante, in breve siamo sotto la parete di quello che resta dell'interno, ora di basalto, di un cono vulcanico, distaccato dagli altri, la pietra lavica è stata erosa dal mare ed ora è la franata che vediamo entrando in acqua sotto di noi a 17/20 metri di profondità, già ci sentiamo sospesi, la parete è lì, possiamo toccarla mentre una leggera corrente ci spinge attorno ad uno sperone roccioso sul lato di scirocco, continuiamo a scendere,  ed ecco esplodere una rigogliosa selva di gorgonie rosse che ricoprono le parete verticale, ripenso istintivamente alla sera prima quando le esplosioni incandescenti del vulcano all'improvviso ci destavano stagliandosi sul cielo che è del blu più intenso e cupo immaginabile in un contrasto irreale, le scie luminose disegnano saette come fuochi artificiali, mentre miriadi di stelle ci guardano assopirci accovacciati nei sacchi a pelo, a tratti l'acre odore dello zolfo ci ricorda dove ci troviamo, nell'oscurità più assoluta.

Più tardi, scendendo nelle luce dell'alba lungo le ripide pendici di sabbia della forgia vecchia, (antica sciara del fuoco sul versante opposto di quella odierna) provo una sensazione di appagamento del tutto simile a quella che mi assale osservando questa parete di gorgonie scendere verso un blu incredibilmente intenso.

Al ritorno verso casa, una leggera pioggia ha steso un velo d'acqua sulla spiaggia nerissima e sulle reti rosse dei pescatori, sorprendendoci ancora una volta nei suoi contrasti che sembrano essere la regola per questa piccola isola.

Se non si amano i villaggi turistici, le convenzioni in genere, nella vita di tutti i giorni ma ancor di più in un periodo da dedicare a se stessi e non semplicemente perché si è " in vacanza ", sicuramente siamo in grado di apprezzare le persone ed i luoghi di questo posto dove il mare può essere il pericolo, ma si convive ogni giorno con un vulcano in attività che ci ricorda le cose più semplici ed essenziali.

 Paolo Ceccarini - Livorno

Testo vincitore del 2° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli anno 2002 sezione Prosa 


" C'era una volta Stromboli " di Sara Pianigiani di anni 11

C’era una volta, una piccola isola vulcanica del Mediterraneo, talmente piccola che gli abitanti potevano girarla ad occhi chiusi e sapevano a memoria tutti i nomi delle persone. La vita trascorreva felice e spensierata, ma un brutto giorno, un giorno di lampi e tuoni con onde alte quanto due uomini, arrivò sull’isola un uomo di nome Jhon L.Kmotiv. Le sue intenzioni non erano pacifiche, non voleva solo visitarla, ma voleva diventarne il padrone.

In quei quei giorni nell’isola gli abitanti si preparavano alla FIACCOLATA, che era una festa che ricordava i 50 anni dal giorno in cui Stefano Strombe, da qui il nome dell’isola, la conquistò bonificandola e rendendola abitabile e ricca. Questa festa consisteva nel ballare, mangiare, cantare, fare concorsi, fino all’alba del giorno dopo. Il secondo giorno si riunivano le ragazze più giovani, dai 5 ai 20 anni, e dovevano indossare il vestito più bello che avevano e le più grandi erano accompagnate dal proprio fidanzato. Sia le ragazze che i ragazzi avevano un rappresentante ciascuno: Ambra e Jacopo. Partivano dalla piazzetta della chiesa e andavano fino al cratere, discendevano percorrendo la Sciara del Fuoco Vecchia, passavano da Ginostra, ritornavano al paese nella spiaggia di India Piccolo dove venivano accolti da banchetti per finire i festeggiamenti.

Kmotiv arrivò e si presentò come un Lord inglese, venuto in pace per trascorrere una tranquilla vacanza. Gli Strombeliani erano orgogliosi di avere un Lord alla loro festa, quindi Ambra andò a presentarsi  per descrivergli come si sarebbe svolta. 

Arrivata alla soglia della porta della camera di Kmotiv, si guardò allo specchio dietro alle sue spalle: lei, era perfetta, aveva i capelli sciolti lisci e lunghi fino alla vita di color oro acceso; i suoi occhi erano verdi come olive, le labbra rosa e bellissime a contrasto con la pelle ancora più chiara. Al collo aveva una sottile collana di cuoio con le iniziali in ossidiana di Ambra e Jacopo unite da un cuoricino di seta rosso. Indossava un vestito lungo fino alle caviglie color del mare, di seta morbida che accarezzava e modellava il suo corpo perfetto. All’anulare sinistro portava una cordicella intrecciata che le aveva regalato Jacopo per il loro fidanzamento.

“Toc Toc” Ambra busso’ alla porta.

“Avanti!” disse una voce rozza e stridula.

La ragazza entrò. La camera del Lord era grande e luminosa, c’era un letto a baldacchino con aste di legno dorate, ricoperto da lenzuola di seta color rosso lava, il pavimento era di marmo bianco,quadri e ritratti splendevano alle pareti con tanto di cornici di bronzo. Dalla parte opposta al letto c’erano delle sedie con un tavolino in vimini con sopra fogli, penne ed inchiostro; accanto alla porta c’era un armadio non molto alto, che occupava tutta la parete. La stanza, aveva inoltre una parete completamente in cristallo dalla quale si poteva ammirare il meraviglioso paesino di Strombe ed in lontananza il mare azzurro. Nell’aria c’era odore di tabacco da pipa mischiato al profumo di bouganville. Davanti ad Ambra c’era un uomo basso e grasso con indosso un vestito elegante, i capelli tirati indietro da un codo, e la pipa appiccicata ad un labbro.

“ Benvenuta, Ambra Oli!” le disse l’ometto, che assomigliava ad un cantante lirico “sei venuta a darmi informazioni sulla festa? Dopo verrà anche Jacopo Main, lo conosci?”

Ambra si sentiva soffocare, l’odore del tabacco le dava alla testa e come se non bastasse, doveva far finta di non conoscere Jacopo, perché il suo istinto le diceva  che Kmotiv si stava innamorando di lei .Era confusa, ancora non capiva qual’era il vero motivo che aveva spinto il Lord a Strombe, non le piaceva quella persona.

“Coff,coff,…può per favore spengere la pipa? Sono allergica al tabacco” gli chiese Ambra

“Oh, scusami, ora la spengo subito ed apro la finestra..” Il leccapiedi di Kmotiv aveva l’aria di “ogni tuo desiderio è un ordine!”.  Poi passarono al lavoro, Ambra gli spiegò in cosa consisteva la festa e che, per tradizione, doveva esser sempre fatto il giro dell’isola a piedi. Lui ascoltava e prendeva appunti,quando ad un certo punto squillò il telefono sopra il comodino ed il Lord andò a rispondere. Parlava una lingua strana, come fosse un dialetto, che lei non capiva. Mentre lui parlava la ragazza vide dei fogli con alcune mappe dell’isola in ognuno c’era scritto” IMPORTANTE PER CONQUISTARE L’ISOLA ” . La cosa che di più la colpì era un foglio sul quale c’era scritto che quando tutti gli abitanti erano in giro per la Fiaccolata, i complici di Kmotiv, che erano nella sua stessa nave, avrebbero distrutto ogni casa, incendiato tutto, persino Ginostra, per poi ricostruire un centro industriale dove avrebbero fatto lavorare come schiavi gli abitanti di Strombe; e alla fine della pagina, in carattere abbastanza grosso, si leggeva” Sposerò la ragazza più bella del paese! ”.

Ambra si sentì mancare il respiro. Lei era stata eletta per 4 volte Miss. Strombe, e poteva essere il bersaglio di Kmotiv, visto che aveva notato l’anello e la collana della ragazza, e poteva anche scoprire chi era il suo fidanzato, per poi condannarlo ad una pena cattivissima e sposare Ambra. E il suo villaggio ? Quello sì che era in pericolo: la ragazza doveva trovare il modo di convincere Jacopo a intervenire nella presentazione di Kmotiv al paese, dicendo quello che voleva fare, e, visto che la festa iniziava tra 2 giorni, dovevano muoversi per trovare aiutanti che credevano nel lato negativo di questo nuovo arrivato sull’isola.

Kmotiv riattaccò il telefono. Ambra spiegò che aveva un contrattempo e doveva correre a casa ,e con stupore, Jhon rimase lì a guardare. Ambra fece quello che aveva pensato, lo disse a Jacopo che mancò l’appuntamento con Kmotiv, cercando di trovare un po’ di gente per il piano di Ambra. Erano in pochi contro Jhon, ma con la loro volontà, potevano mandare a monte le idee di un Killer esperto. Il progetto di questo clan era: telefonare ai complici di Kmotiv, disdire i loro piani, mandarli a casa e salvare il paese, tutto questo nei 2 giorni prima della festa. Poi,avrebbero smascherato e rispedito al suo paese Jhon dopo la FIACCOLATA. Il caso dei complici di Kmotiv, si risolse a meraviglia: bastò una telefonata  e si erano subito imbarcati verso casa loro, senza dire niente a Jhon. Il piano avanzava perfettamente.

Il giorno dopo, Ambra indossò il vestito cucito appositamente per la festa e andò da Kmotiv, entrò nella sua camera, lui la accolse con un sorriso smagliante a braccia aperte. Aveva messo lo smoking color sabbia che adoprava per le feste importanti in Inghilterra e la attendeva per andare con lei alla Festa. Attendeva con ansia il giro della Fiaccolata, quando avrebbe potuto mettere in pratica i suoi piani, ma il giorno e mezzo in cui assistette alla festa piena di musiche, canti, banchetti, allegria, quasi gli avevano fatto dimenticare il motivo per cui era lì.

All’alba dell’ultimo giorno gli abitanti del paese si divisero in due colonne, da una parte gli uomini e dall’altra le donne e si avviarono, al ritmo dei tamburi e trombe, verso il cratere.

 Uno spettacolo mozzafiato!Il profumo delle rose e dei gelsomini faceva da formula magica per la mente di Kmotiv, che non ricordava neanche il suo nome. Le piante meravigliose che stavano nei giardini, ricordavano il sorriso  di un bambino, da quanto era bello questo paesaggio, assomigliava più a un quadro che a un luogo vero. E man mano che la FIACCOLATA saliva, saliva anche il sole, che splendeva ormai nel cielo azzurro d’estate.

Arrivati al cratere, tutti si sporsero in avanti, per vedere le meraviglie di Strombe, che non si trovavano da nessun’altra parte del mondo. Soffiava una leggera brezza che spostava i capelli di Ambra, che era estasiata. Lei, di fiaccolate ne aveva fatte tante, ma questa era la più bella di tutte. Alcuni bambini vedevano la fiaccolata per la prima volta e rimasero entusiasti e ammutoliti per tanta bellezza. La discesa fu  bella come la salita, e con loro scendeva anche il sole, così videro anche il tramonto più spettacolare degli ultimi anni. Sulla spiaggia principale di Strombe, India Piccolo, c’erano fuochi accesi e bomboloni caldi che aspettavano solo di essere mangiati dai giovani della FIACCOLATA, e i parenti di quest’ultimi erano a braccia aperte, felici di vederli sani e salvi. Proprio in quel momento, il maestoso vulcano di Strombe regalò un’ eruzione più bella dei fiori, della gente, del tramonto di questa isola.

Kmotiv, di nascosto, piangeva per l’emozione di tanto splendore.

Era il momento della sua presentazione. Il sindaco di Strombe si schiarì la voce e poi disse :

“Gentili cittadini, vorrei il massimo silenzio, ordine e che tutti stiano a sedere. Voglio oggi presentarvi un uomo che è venuto alla FIACCOLATA, che ha lasciato la sua patria, l’Inghilterra, per venire qui ,a Strombe, in onore di questa festa. Chiamo al mio fianco Jhon Lubard Kmotiv.”   

Un applauso si scatenò tra la gente.

“Kmotiv, è un semplice Lord inglese, che vuole soltanto….”  Il sindaco fu interrotto da un membro del pubblico, che era  d’accordo con Ambra e Jacopo, e urlò :

“Quello è un impostore, voleva schiavizzarci tutti.” Un’altra persona si alzò in piedi e aggiunse:

“Se non c’eravamo noi, i complici di quest’uomo  avevano già distrutto ogni casa e bruciato tutto.”

Un altro esclamò: “Abbiamo salvato l’isola, e ora non ci resta altro che rispedire Kmotiv da dove è venuto.” Il sindaco non sapeva più cosa pensare. Allora disse: 

“Silenzio, sentiamo cosa ha da dire il Lord.”  Jhon era imbarazzato. Ora si ricordava del suo piano, e non riusciva a  credere di essere stato smascherato così facilmente. Doveva dire la verità, e ansimò: “Lo ammetto, ero venuto qui solo per diventare padrone dell’isola,” La gente sospirava e sussurrava C’era un via vai di parole che accusavano il Lord, e alcune persone non dicevano niente dallo stupore. Il sindaco era bianco dalla vergogna, e si sarebbe messo a piangere, se avesse potuto. “E, addirittura, volevo schiavizzare tutti gli abitanti, rendere le vostre case un centro industriale, solo per arricchirmi.” Jhon non aveva ancora finito quando un contadino si alzò in piedi e comincio’ ad urlare : “Buu,Buu ! Come si fa a compiere questi loschi programmi. Buu,Buu” un altro propose : “Chi è che vuole rispedire questo individuo da dove è venuto ? Seguitemi gente.” Il sindaco era pallido dalla vergogna. Non sapeva cosa dire ,ma qualcosa disse: “Stop, tutti a sedere. Kmotiv non ha ancora finito, lasciatelo parlare, poi,se sarà necessario, faremo quel che dite. Ora, silenzio e ordine. Puoi continuare” A questo punto, il Lord finì il discorso: “Grazie, signor Sindaco. Come dicevo, io volevo arricchirmi diventando il padrone di Strombe. Ma quest’isola, mi ha stregato. Sapete, dopo la FIACCOLATA mi sono messo a piangere, un po’ per la bellezza di quello che ho visto, e un po’ per il mio cuore che era di pietra, e voleva fare cose spaventose. Ripeto: Il mio cuore ERA di pietra, ora non lo è più. Io, sono un grande viaggiatore, e, ve lo giuro, non ho mai visto nulla di più splendido, e mi riferisco a questo posto. Sarà stato il profumo dei fiori, la cordialità della gente, i negozietti unici nel loro genere, e altre stupende cose che mi hanno fatto cambiare punto di vista. Io rinunzierei a tutti i miei soldi per essere un semplice cittadino di questa isola.”

C’èra un mormorio debole tra la gente ora, i dubbi di Ambra e Jacopo e della loro banda erano molti ,ma non importava. Il sindaco era triste ma allo stesso tempo felice di Kmotiv, e disse : “Grazie, Jhon. Gentili cittadini dopo la confessione di John proporrei di farlo rimanere insieme a noi, Siete tutti d’accordo?”

Dalla spiaggia si levò un grido: “Siiiiiiiiiii!!”

“E adesso chiamo qui sul palco la signorina Ambra Oli. Che venga qui accanto a me e a Kmotiv !” La ragazza salì, e spiegò tutto quello che aveva scoperto su Jhon, e che era meravigliata del discorso del Lord. Poi, il sindaco esclamò che da quel giorno l’isola avrebbe avuto un altro nome:STROMBOLI. L’unione di Strombe più il cognome di Ambra, Oli, formò il nome del posto più bello e piacevole di tutta Italia, e, forse, di tutto il mondo .

Conclusione: Stromboli ha cambiato il cuore di un uomo spietato con soldi e potere, e lo ha addolcito così tanto che dopo questa avventura ha investito tutti i suoi soldi per il benessere dell’isola. E ancora oggi, la vecchia Strombe continua ad impressionare i suoi visitatori, e credetemi  non si può vivere senza essere stati almeno una volta a Stromboli.

                                                              FINE

Sara Pianigiani - Siena

Testo vincitore del 3° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli anno 2002 sezione Prosa 


" Colpo di fulmine " di Ettore Ferraro

In quest’isola tranquilla son venuto a trascorrer la vacanza,

Preso subito dai suoi profumi e dai suoi colori

Dimentico la noia e dell’uom la tracotanza,

Lontano dallo stress e dai rumori.

Qui domina la scena il dio vulcano

Tra un pinnacolo di fumo e un’eruzione

Sembra ti tocchi con la mano

Col suo borbottio t’imprime un’emozione.

Stromboli ha un suo fascino particolare,

Torneresti qui anche un altr’anno

Fa da sfondo la bellezza del suo mare,

Ma non tutti l’apprezzano e lo sanno!

Il suo fascino ti prende, ti resta nel cuore

Ne senti il richiamo, è la vacanza dei tuoi sogni…

E’ come la tua prima avventura, il tuo primo amore

E’ per questo che prima o poi ci torni!

Ettore Ferraro - Napoli

Testo vincitore del 1° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli anno 2002 sezione Poesia


" E' Iddu " di Tania Puleo                                    

Quannu era carusa, a sira m'affacciava o barcuni da casa mia, e sintia rumuri e trimari, era nica e nun capia, vardava e vidia u cielu stiddiatu, nun c'era luna era scuru, c'era tantu silenziu, sulo u rumuru du mari iò scutava, ca sbattia chianu, chianu nt'é scogghi, c'era na bella sirata e si sintia i riddi cantari, ho quantu bella paci o paisi mia, ogni tantu passava un iattarrieddu e iò sula, sula, pinsava e vandava, e tra scuru e lustru, vardu e sientu nu scoppiu, esti iddu ca rutta, e ietta fora petra nfucati ca ruzzulanu mari, scinni a lava, e vardari Struognuli metti scantu. Oh San Vincienzu aiutani tu. Ma ora sugnu crisciuta e pienzu a Diu quantu si ranni,     ca ni regalasti un donu ammienzu lu mari, c'e l'isula i Struognuli, c'è iddu, u so vurcanu ca sputa focu,            dà intra i visceri da terra e trema. I cristiani i tantu luntanu venunu, picchì Struognuli è terra i focu, c'esti iddu ca notti ni regala stu spittaculu, Struognuli tu si puru terra d'amuri, si l'isula, u paisi binidittu i Diu.

Tania Puleo - Lipari (Messina)

Testo vincitore del 2° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli anno 2002 sezione Poesia


" Riconoscenza " di Sergio Loppel                             


Ho colto nel mare tutti i sogni della mia esistenza.

Nel mare ho colto passioni, verità, colori e vita.

Con il mare ho colto sapienza, gusti, e conoscenza.

Ho colto con il mare amicizie, affetto e grande merito.

Al mare debbo il ragionar felice del mio intelletto.

Sergio Loppel - Vignole Borbera (Alessandria)

Testo vincitore del 3° Premio del Concorso Letterario Isola di Stromboli          anno 2002 sezione Poesia

Pagina realizzata nel 2003

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