Le meduse, marziani del mare
di Adriano Madonna - Foto Archivio A.
Madonna presso cdl in Biologia delle Produzioni Marine, Università
degli Studi di Napoli Federico II
4 sugarelli simbionti del polmone di
mare (sugarelli che cercano protezione dagli aggressori riparandosi
tra le braccia della medusa polmone di mare
L’estate di molti lidi costieri
italiani ha visto una massiccia presenza di meduse. Che cosa ne ha
causato l’abnorme proliferazione? Le meduse: che cosa sono e “come
sono fatte”.
Agli inizi di agosto scorso, una
troupe del TG1 mi ha raggiunto a Gaeta, il paese dove ormai
trascorro la maggior parte del mio tempo dopo essere andato in
pensione, e mi ha intervistato sulle meduse. Questi “marziani del
mare” sono stati i protagonisti dell’estate 2010 di molti lidi
italiani e dell’intero Mediterraneo: infatti, hanno invaso le acque
costiere, presentandosi con pericolosi “amici oceanici”, come la
caravella portoghese (che viene genericamente indicata come una
medusa, ma che in realtà è un sifonoforo), scientificamente nota
come Physalia physalis e altrettanto nota per la sua capacità
di provocare addirittura il decesso per shock anafilattico (una
reazione allergica che, nelle sue massime espressioni, è letale), se
si ha la disgrazia di incappare nei suoi lunghissimi e invisibili
tentacoli. Queste sinistre presenze sono giunte nel Mare Nostrum a
causa del global warming e, da come abbiamo appreso dagli organi di
informazione, sono andate a rallegrare le acque della Liguria e di
altre regioni in piena stagione balneare, seminando il panico tra i
bagnanti. Il telegiornale ha mostrato più volte le immagini di
solerti bagnini che raccoglievano meduse “a cofane” con il coppo.
Ovviamente, tutti si sono chiesti il
perché di questa abnorme invasione di meduse. La spiegazione non è
difficile: in pratica, stiamo assistendo a una delle prime e più
evidenti risposte del mare ai nostri maltrattamenti nei riguardi di
Madre Natura (e troppe altre ce ne saranno!). In sintesi, è avvenuto
questo: la rottura di qualche anello nella rete alimentare ha fatto
sì che sia diminuito il numero dei competitori delle meduse, cioè di
quegli organismi che si nutrono di meduse. Inoltre, manco a farlo
apposta, il riscaldamento delle acque ha ampliato il periodo di
riproduzione di questi celenterati. In sintesi, le meduse vengono
mangiate meno e “fanno più figli” e tutto ciò spiega perché siano
aumentate vertiginosamente di numero nel nostro Mediterraneo.
Forte presenza della cassiopea
Esamineremo in seguito il delicato
argomento delle meduse di altri mari che sono giunte qui da noi.
Occupiamoci, adesso, delle meduse di casa nostra. Da quanto mi è
stato dato di verificare, nel centro Italia la presenza di meduse
davvero importante è relativa in particolare alla cassiopea, per la
scienza Cotyloriza tuberculata, un bell’organismo con
l’ombrella gialla e le braccia corte costellate di tubercoli
coloratissimi. La cassiopea, una delle più vistose meduse del
Mediterraneo, peraltro innocua, si è presentata forte di numerosi
eserciti.
Cassiopea
con sugarelli simbionti, per la
scienza Cotyloriza tuberculata
Il mio amico Paolo mi scriveva in una
mail: “Mia moglie ed io siamo usciti in canoa e ci siamo trovati a
incrociare una schiera di meduse di colore giallo. Abbiamo
cominciato a contarle, poi, a cento ci siamo fermati…”
Un bell’incremento ha avuto anche
Pelagia noctiluca, alias medusina viola, di certo la più
pericolosa delle meduse nostrane, perché davvero i suoi tentacoli
trasparenti lasciano il segno sulla pelle, come frustate, ma
l’invasione della Pelagia non è stata una novità, perché già
in anni passati questa medusina era stata protagonista di sgradite
invasioni delle acque costiere, a volte causando addirittura la
chiusura di alcuni stabilimenti balneari.
Pelagia noctiluca, alias medusina viola
Proprio riguardo ai competitori delle
meduse, mi piace ricordare come durante una mia sortita a Stromboli,
ospite del mio grande amico Daniele Dallago, titolare del diving la
Sirenetta, abbia potuto verificare che la tanuta (Spondyliosoma
cantharus) è un vero e proprio divoratore di meduse del genere
Pelagia: sulla Secca di Scirocco, uno dei più bei punti
d’immersione di Stromboli, ho visto branchi di tanute fare scempio
di medusine viola: le aggredivano e le beccavano, sbranandole
letteralmente.
Anche le tartarughe marine, si sa,
mangiano le meduse, tant’è che si dice che a volte confondono
sacchetti di plastica con meduse e muoiono soffocate.
Personalmente, sono dell’avviso che,
forse, più della diminuzione del numero dei competitori, sulla forte
proliferazione delle meduse giochi l’ampliamento del periodo
riproduttivo, di cui può essere responsabile in prima battuta il
riscaldamento delle acque, ma non si può escludere che via sia anche
qualche altro motivo attualmente sconosciuto e riconducibile alla
rottura di equilibri biologici.
Le “nuove” meduse
Mi trovai per la prima volta davanti
alla cubomedusa Carybdea marsupialis durante un’immersione
notturna, un paio di anni fa, in compagnia delle mie amiche biologhe
Donatella Chiota e Floriana Carannante. Guardai quello strano
ombrellino squadrato con quattro lunghe code a guisa di sottili
tentacoli e pensai “E che è stà cosa?”. Del resto, il plancton
gelatinoso è pieno zeppo di roba strana, quindi osservai bene il
marziano.
Si trattava della Carybdea
marsupialis, organismo
della classe dei cubozoi (Cubozoa), di
origine atlantica e da diverso tempo presente in Mediterraneo (in
particolare in Adriatico), che sommariamente annoveriamo tra le
meduse, anche se, in realtà, la moderna zoologia marina ha aggiunto,
nel philum dei celenterati, alle già esistenti classi degli antozoi,
degli idrozoi e degli scifozoi (a cui appartengono le “vere
meduse”), la quarta classe dei cubozoi, costituita da organismi che
possiamo definire tranquillamente meduse, essendo costituite da
sostanza gelatinosa e possedendo quegli organi urticanti, detti
cnidociti, tipici un po’ di tutti gli cnidari. Il termine cubozoa è
dato dalla forma a cubo bombato dell’ombrella. Dai quattro vertici
posteriori di quest’ultima si dipartono lunghi filamenti sottili e
trasparenti, dotati di pericolosi cnidociti in grado di scatenare lo
shock anafilattico. Alla classe Cubozoa appartengono specie
con lunghezze comprese tra i 2 e i 30 centimetri e alcune sono
estremamente pericolose: molte decine di persone sono state uccise,
in Australia, dal cubozoo Chironex fleckeri.
La Carybdea che mi trovavo davanti si snodava
come una cometa in un infinito nero e di certo non sarei riuscito a
scorgerla se non l’avessi incontrata di notte: questi organismi,
infatti, sono invisibili perché trasparenti, ma la luce artificiale
dà loro corpo e li evidenzia. Solo una volta sviluppata la foto mi
resi conto che le particelle di plancton illuminate dai lampi dei
flash avevano completato l’immagine della “cometa Carybdea”
con una sorta di “cielo stellato”.
Più serio è il discorso per quanto riguarda la
caravella portoghese (Physalia physalis), un sifonoforo
definito comunemente medusa, nonostante non appartenga alla classe
degli scifozoi (Scyphozoa), bensì a quella degli idrozoi (Hydrozoa).
I sifonofori sono costituiti da una sacca piena di gas, lo
pneumatoforo, che galleggia e, nel caso della Physalia,
sporge sulla superficie del mare agendo come una vela. Lo
pneumatoforo sorregge un gran numero di tentacoli ricchissimi di
cnidociti dalle attivissime nematocisti. Le punture di queste ultime
inoculano delle proteine in grado di uccidere provocando shock
anafilattico, tant’è che i subacquei che si immergono in acque dove
l’incontro con la caravella portoghese è abbastanza frequente, hanno
l’accortezza di dotarsi di particolari sostanze contenenti enzimi
proteolitici, cioè in grado di neutralizzare le tossine. Strofinando
queste sostanze sulla cute subito dopo il contatto con la medusa, si
può evitare il peggio.
Che cosa sono le meduse
Il philum dei celenterati o cnidari è costituito da
quattro classi: Anthozoa, Hydrozoa, Scyphozoa,
Cubozoa. Quelle che comunemente chiamiamo meduse sono
presenti nelle ultime tre classi: ad esempio, la caravella
portoghese appartiene agli idrozoi, il polmone di mare, la medusina
viola, la cassiopea ecc. agli scifozoi e la Carybdea ai
cubozoi.
Le cosiddette meduse sono costituite più o meno tutte
nello stesso modo e cioè sono distinte in due parti: l’ombrella e le
braccia. La bocca in genere si trova all’estremità di un tubo detto
manubrio, è dotata di una corona di tentacoli atti a catturare il
cibo e immette in una cavità gastrovascolare, così definita perché
svolge sia funzioni digestive sia funzioni circolatorie.
Fra tutte e quattro le classi degli cnidari, quella
degli scifozoi viene considerata la classe delle “vere meduse”.
Benché questa classe sia piccola, nel senso che non annovera
numerose specie, gli scifozoi sono presenti in tutti i mari e in
tutti gli oceani. Alcuni si trovano a grandi profondità, altri nelle
zone costiere. Inoltre, mentre la maggior parte degli scifozoi si
nutrono di piccoli invertebrati e pesci, alcune specie sono
filtratici, come quelle appartenenti al genere
Aurelia
(Aurelia sp.).
In conclusione, una curiosità: non
tutti sanno che le meduse, che noi vediamo avanzare lente in acqua
con le contrazioni delle loro ombrelle, a volte di cospicue
dimensioni (come il bianco polmone di mare, Rhizostoma pulmo,
la medusa più comune del Mediterraneo), sono organismi dal ciclo
vitale singolarissimo, diviso in due fasi: nella prima si assiste a
una forma a polipo, nella seconda alla forma a medusa. In pratica,
la medusa “viene fuori” da una sorta di organismo con la forma di un
“fiorellino”, a cui si dà il nome di polipo. Il ciclo vitale in
dettaglio è il seguente: maschio e femmina della medusa emettono i
gameti, quindi lo spermatozoo feconda l’uovo, da cui nasce una larva
detta planula. La planula attraversa un periodo pelagico, cioè è
libera e natante in acqua, poi atterra sul fondo, si fissa al
substrato e si trasforma in un polipo (il polipo larvale), che si
accresce e si sviluppa per gemmazione, formando una colonia di
polipi. Da uno di questi fuoriescono le cosiddette efire, minuscoli
dischi situati uno sopra l’altro come una pila di piatti. Le efire
si liberano in acqua e si trasformano in meduse.
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Il
bianco polmone di mare, Rhizostoma pulmo, la medusa più
comune del Mediterraneo
Bibliografia
Mitchell, Mutchmor, Dolphin,
Zoologia, Zanichelli; Barnes, Invertebrate Zoology, Philadelphia,
Cbs College Publishing; O. Mangoni, Lezioni di biologia marina,
Università di Napoli Federico II; G. Ciarcia e G. Guerriero, Lezioni
di zoologia, Università di Napoli Federico II; C. Agnisola, Lezioni
di fisiologia degli organismi marini, Università di Napoli Federico
II; C. Motta, Organismi marini, Università di Napoli Federico II.
"Tratto dalla rivista Il Subacqueo,
novembre 2010"
Pagina
realizzata nel 2011